Una delle cose a cui tengo maggiormente
come insegnante è accostare i bambini ai libri, proponendo progetti
di animazione alla lettura, creando la biblioteca di classe,
mostrando, con l'esempio concreto, quanto sia bello leggere: per una
cresciuta in mezzo ai libri, non potrebbe essere altrimenti.
Con
orgoglio posso pensare alla mia edizione “storica” del Piccolo
Principe, sparita quando mi era venuta l'idea di condividerla con la
mia Quinta Perfetta: non è stata rubata, è solo passata nelle mani
giuste.
Ebbene, nella mia attuale
classe, che è mia dalla Prima, alla quale ho sottoposto il pacchetto
completo, comprensivo di consegne di libri per me da parte del
corriere direttamente a scuola, lasciando che i bambini possano
vedere i libri che acquisto, che mi facciano domande e che li
sfoglino, proprio in questa classe sta accadendo una cosa di cui mi
vergogno profondamente.
Sono arrivati in Terza, i piccoli
mostri, e sono stata costretta a creare un concorso a premi per chi
legge più libri: al raggiungimento di determinate soglie, 5 – 10 –
15 – 20 libri letti e relazionati in classe, verranno consegnati
loro degli attestati e dei piccoli premi.
Mi vergogno tantissimo di dover
ricorrere a questi mezzucci, di ridurre la lettura ad una logica da
supermercato, ma non sapevo veramente più cosa fare...
E pensare che a scuola sembra tutto a posto: adorano ascoltare storie, si lasciano incuriosire dai libri che vedono, si entusiasmano, chiedono a gran voce che si legga, si lasciano coinvolgere dall'animazione alla lettura, propongono di non lasciar leggere solo me, ma di farlo a turno anche loro... Ma... a casa?
Su diciassette, ho la collaborazione di un'unica
famiglia, che fa veramente cultura con i figli, mentre altre
due o tre si beano dell'emerito nulla, ritenendo di potersi vantare
di essere sommamente acculturate (e che culturona!!!), ma creano
solo, magari, è un esempio, la bimba perfetta esecutrice, con
l'ansia del mostrare tutto perfetto a casa, ma senza la benchè
minima volontà/capacità di approfondire, chè ciò che importa è
solo la superficie splendida splendente.
E il resto? Il resto è un florilegio
di “Cheppalle, dai svegliati a fare i compiti!”, “Non ti tengo
a casa anche se sei malato, altrimenti mi tocca stare qui a farti
recuperare!, “Muoviti a leggere 'sto libro, così ce lo togliamo
dai piedi!”, “Non posso farci niente, non vuole proprio
leggere/fare i compiti/studiare, cosa devo fare?! Non posso stare lì
a perdere tempo!”. Deprimente... Il libro della biblioteca viene visto come un compito in più, un'inutile aggiunta ai doveri quotidiani e così viene fatto vivere ai bambini.
Come si fa a promuovere la lettura in un quadro del genere?
Come si fa a promuovere la lettura in un quadro del genere?
Io sono veramente convinta che i bambini
imparino dall'esempio di chi li circonda, ma quando gli adulti di
riferimento sono così volgarmente vuoti e superficiali, incapaci di
trasmettere valori, mi cascano le braccia.
Vorrei dire in faccia a questi genitori
quanto male stanno facendo ai loro figli, ai quali stanno garantendo
delle vite fotocopia alle loro, vuote dal punto di vista culturale e
valoriale, ma gonfie di boria e di vanagloria, costruite sul nulla della loro insipienza, sul nulla di pretese di valutazioni altissime, perchè "Ah, mio figlio è bravissimo!". E forse è vero, il figlio è bravissimo tenuto conto dell'ambiente osceno in cui sta crescendo, ma, invece, no, non è bravissimo, non può esserlo, non lo sarà mai, se continua così, e se adesso non sembra, visto dal di fuori, ci rivedremo fra tre o quattro anni, quando andranno in giro a dire che è colpa delle maestre della primaria, che è colpa mia.
Vorrei far capire loro che il
sistematico boicottaggio di tutti i tentativi di tirar fuori i loro
figli da questi deserti non mi farà arrendere, perchè continuerò a
fare il mio lavoro nonostante loro.
Forse su diciassette (sedici: uno, per
fortuna è già sulla giusta via) bambini, ne strapperò solo due o
tre allo schifo, ma saranno pur sempre due o tre grandissime vittorie.
E quando un bimbo arriverà ancora a
dirmi: “La mamma non mi ha voluto comprare Cipì, perchè dice che
a casa non abbiamo posto per i libri..”, beh Cipì in quella casa
entrerà, di nuovo, a forza...