domenica 11 ottobre 2015

Pessimismo e fastidio

Una delle cose a cui tengo maggiormente come insegnante è accostare i bambini ai libri, proponendo progetti di animazione alla lettura, creando la biblioteca di classe, mostrando, con l'esempio concreto, quanto sia bello leggere: per una cresciuta in mezzo ai libri, non potrebbe essere altrimenti. 
Con orgoglio posso pensare alla mia edizione “storica” del Piccolo Principe, sparita quando mi era venuta l'idea di condividerla con la mia Quinta Perfetta: non è stata rubata, è solo passata nelle mani giuste.
Ebbene, nella mia attuale classe, che è mia dalla Prima, alla quale ho sottoposto il pacchetto completo, comprensivo di consegne di libri per me da parte del corriere direttamente a scuola, lasciando che i bambini possano vedere i libri che acquisto, che mi facciano domande e che li sfoglino, proprio in questa classe sta accadendo una cosa di cui mi vergogno profondamente.
Sono arrivati in Terza, i piccoli mostri, e sono stata costretta a creare un concorso a premi per chi legge più libri: al raggiungimento di determinate soglie, 5 – 10 – 15 – 20 libri letti e relazionati in classe, verranno consegnati loro degli attestati e dei piccoli premi.
Mi vergogno tantissimo di dover ricorrere a questi mezzucci, di ridurre la lettura ad una logica da supermercato, ma non sapevo veramente più cosa fare...
E pensare che a scuola sembra tutto a posto: adorano ascoltare storie, si lasciano incuriosire dai libri che vedono, si entusiasmano, chiedono a gran voce che si legga, si lasciano coinvolgere dall'animazione alla lettura, propongono di non lasciar leggere solo me, ma di farlo a turno anche loro...  Ma... a casa?
Su diciassette, ho la collaborazione di un'unica famiglia, che fa veramente cultura con i figli, mentre altre due o tre si beano dell'emerito nulla, ritenendo di potersi vantare di essere sommamente acculturate (e che culturona!!!), ma creano solo, magari, è un esempio, la bimba perfetta esecutrice, con l'ansia del mostrare tutto perfetto a casa, ma senza la benchè minima volontà/capacità di approfondire, chè ciò che importa è solo la superficie splendida splendente.
E il resto? Il resto è un florilegio di “Cheppalle, dai svegliati a fare i compiti!”, “Non ti tengo a casa anche se sei malato, altrimenti mi tocca stare qui a farti recuperare!, “Muoviti a leggere 'sto libro, così ce lo togliamo dai piedi!”, “Non posso farci niente, non vuole proprio leggere/fare i compiti/studiare, cosa devo fare?! Non posso stare lì a perdere tempo!”. Deprimente... Il libro della biblioteca viene visto come un compito in più, un'inutile aggiunta ai doveri quotidiani e così viene fatto vivere ai bambini.
Come si fa a promuovere la lettura in un quadro del genere? 
Io sono veramente convinta che i bambini imparino dall'esempio di chi li circonda, ma quando gli adulti di riferimento sono così volgarmente vuoti e superficiali, incapaci di trasmettere valori, mi cascano le braccia.
Vorrei dire in faccia a questi genitori quanto male stanno facendo ai loro figli, ai quali stanno garantendo delle vite fotocopia alle loro, vuote dal punto di vista culturale e valoriale, ma gonfie di boria e di vanagloria, costruite sul nulla della loro insipienza, sul nulla di pretese di valutazioni altissime, perchè "Ah, mio figlio è bravissimo!". E forse è vero, il figlio è bravissimo tenuto conto dell'ambiente osceno in cui sta crescendo, ma, invece, no, non è bravissimo, non può esserlo, non lo sarà mai, se continua così, e se adesso non sembra, visto dal di fuori, ci rivedremo fra tre o quattro anni, quando andranno in giro a dire che è colpa delle maestre della primaria, che è colpa mia.
Vorrei far capire loro che il sistematico boicottaggio di tutti i tentativi di tirar fuori i loro figli da questi deserti non mi farà arrendere, perchè continuerò a fare il mio lavoro nonostante loro.
Forse su diciassette (sedici: uno, per fortuna è già sulla giusta via) bambini, ne strapperò solo due o tre allo schifo, ma saranno pur sempre due o tre grandissime vittorie.
E quando un bimbo arriverà ancora a dirmi: “La mamma non mi ha voluto comprare Cipì, perchè dice che a casa non abbiamo posto per i libri..”, beh Cipì in quella casa entrerà, di nuovo, a forza...