giovedì 31 marzo 2016

mercoledì 30 marzo 2016

Tanto rumore per nulla

Interno giorno.
Classe Terza.
Testo collaborativo a piccoli gruppi.
Un manipolo di facinorosi, invece di attendere al compito che è stato assegnato, chiacchiera indefessamente ormai da parecchio.
Io osservo, zen, per un po' da lontano.
Ad un certo punto smetto di autocompiacermi e di sdilinquirmi per la capacità di interagire dei pargoli, decido di riportare ordine ed operosità, visto che la discussione non accenna a terminare, e plano su di loro in modalità ira funesta.
"Voi cinque scioperati laggiù!!! Si può sapere quale sia l'argomento di tanto contendere?" (Ok...più o meno...).
Al che si gira una bimba dagli occhioni blu che mi annienta con un sorrisone: "No è che la mia mamma e il mio papà non sono sposati....Non si decidono a sposarsi!".
E io: "Mi stai dicendo che è mezz'ora che disquisite di matrimonio?"
"Sì! Io e mia sorella siamo nate anche se la mia mamma e il mio papà non si decidono a sposarsi."
Parte un mormorio di solidarietà, che si interrompe quando da un altro gruppo si leva la voce del piccolo uomo di mondo: "E cosa vuol dire? Anche mia zia e mio zio non sono sposati e hanno un figlio. Basta che due vanno d'accordo fra di loro e i bambini nascono lo stesso! Mio cugino sta benissimo!".
Si leva, quindi, un coro di approvazione generale.
A mettere tutti al loro posto arriva il piccolo gigolò, che chiosa:"Ma sì!!! Chissenefrega di sposarsi!!!!!!".
Andate voi a Palazzo Madama a spiegare che sarebbe bastato chiedere a diciassette mostri di otto anni?!?!?!

martedì 29 marzo 2016

Dove sei?


"Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e ogni goccia d’acqua che mi sta bagnando
mi parla un po’ di te
sono giorni che cammino senza meta
portandoti per mano
se anche torneremo uguali a prima non importa
se dovrò mandarmi in cenere
per ritornare a vivere."
Orfani ora
Vinicio Capossela



lunedì 28 marzo 2016

Feroci distanze

Quando ti svegli mentre stai sognando un abbraccio, che non hai, cosa puoi fare?

sabato 19 marzo 2016

Del festeggiare

Per l'articolo completo, qui:
http://www.ilgiorno.it/milano/festa-papa-asilo-1.1975163

La notizia è che in una Scuola dell'Infanzia comunale di Milano la festa del papà "è stata sostituita con una programmazione didattica dedicata alle diverse etnie".
L'articolo si limita a quattro fole in croce sulla vicenda, mentre si dilunga, invece, nel riportare gli accorati appelli di svariate teste pensanti, le quali riversano sulle colleghe indignazione e fiele, agganciando l'onda degli anti-ddl Cirinnà, mostrando con tutta evidenza di non sapere nulla di scuola e di parlare perchè l'aria da qualche parte deve pur uscire, e non vi è palesemente alcuna differenza di risultato fra emissioni dei vari orifizi. La ciliegina sulla torta, poi, la mette il fenomeno che scrive nei commenti di non voler mandare la figlia a scuola in tale occasione.
A nessuno è venuto il sospetto che la festa del papà, così come quella della mamma, possa venir  "abolita", se proprio vogliamo usare questo termine, anche solo perchè un bambino ha perso o non ha mai conosciuto il genitore.
Capita ovunque, ogni anno, in ogni scuola del regno, dell'infanzia o primaria che sia.
Noi insegnanti abbiamo il compito di spiegare ai bambini il perchè si preferisca bypassare queste feste, che potrebbero evocare pensieri dolorosi in qualcuno di loro, incoraggiandoli a festeggiare a casa: conosco perfettamente l'ombra negli sguardi, quando sentono forte dentro di loro il dolore pur non avendolo vissuto in prima persona.
La questione viene compresa dai compagni di classe e nessuno, dico nessuno, immagina anche soltanto di protestare, anzi, si crea un clima di sostegno e di solidarietà meraviglioso: è il momento della magia, in cui la classe si compatta e diventa una potenza.
Poi mi imbatto in questa spazzatura e posso solo dire, ancora una volta, che provo schifo per tutte queste strumentalizzazioni, identiche a molte altre alle quali assistiamo ormai quotidianamente. Per un istante ho pensato di leggere l'articolo ai miei alunni, ma ho preferito evitare di farli sentire insultati dalle parole di questi genî.
Forse delle menti tanto ottuse non riescono a concepire il rispetto del lutto e della sensibilità dei bambini, cosa che, invece, tra bambini avviene senza problemi. Se la smettessero di usare la scuola per gratificare il loro bisogno narcisistico di pontificare a mezzo stampa farebbero un gran favore.