Quando mi hai mandato l'immagine di quella scultura, ho sentito un tuffo al cuore.
Non ho avuto il coraggio di dirti che in realtà ce l'ho nel telefono da parecchio tempo: l'avevo salvata per te.
Quando l'ho vista la prima volta, ho pensato a te.
Quando ne ho trovato il significato, ho pensato ancora di più a te.
È rimasta lì, però, nel mio telefono, come tante cose pensate per te: al solito, ho lasciato che qualche altro demone decidesse al posto mio.
Il fatto che tu ora mi abbia pensata così come io ho pensato a te mi spiazza e mi riempie il cuore...
Prima o poi ti dirò anche questo.
Il cambiamento non è mai doloroso. Solo la resistenza al cambiamento lo è. Siddharta Gautama Buddha
venerdì 9 dicembre 2016
mercoledì 30 novembre 2016
mercoledì 16 novembre 2016
La dinamite arriva sempre nei pacchi piccoli
Una giornata da lupi....Lupi ululanti, direi, almeno quando sono arrivati.
Quando sono andati via, belavano all'unisono come agnellini.
Pare, si dice, si racconta, si narra che abbiano preso una gran tramvata.
Porelli.....Quanto mi dispiace...
Quando sono andati via, belavano all'unisono come agnellini.
Pare, si dice, si racconta, si narra che abbiano preso una gran tramvata.
Porelli.....Quanto mi dispiace...
martedì 15 novembre 2016
Magari....
Da dove sia arrivata non è dato di sapere...
Entra, però, di diritto nella playlist di cose che io non riesco a dire.
domenica 13 novembre 2016
mercoledì 2 novembre 2016
Non dormire
Ho imparato che non basta volere forte le cose perché accadano.
Ho imparato che mascherare la paura di essere rifiutata con la paura di disturbare è una stronzata pazzesca.
Ora vorrei solo imparare a riavvolgere nastri...
...o ad agire senza bisogno di qualcuno che mi tenda una mano...
Sulla mia pelle c'è scritto "love will tear us apart": non avrei mai voluto che fosse vero.
Non con te.
Ho imparato che mascherare la paura di essere rifiutata con la paura di disturbare è una stronzata pazzesca.
Ora vorrei solo imparare a riavvolgere nastri...
...o ad agire senza bisogno di qualcuno che mi tenda una mano...
Sulla mia pelle c'è scritto "love will tear us apart": non avrei mai voluto che fosse vero.
Non con te.
domenica 30 ottobre 2016
martedì 25 ottobre 2016
Io
Sei tutti i ti amo che non ho detto.
Sei tutta la vita che non ho vissuto.
Sei tutta la vita che voglio.
Sei tu.
Sei tutta la vita che non ho vissuto.
Sei tutta la vita che voglio.
Sei tu.
lunedì 24 ottobre 2016
Al mercato del pesce
Anche i più calano la maschera e le verità vengono a galla, i nodi giungono al pettine e di notte tutti i gatti sono bigi.
Insomma c'è stato da divertirsi.
La settimana prossima sarà la settimana della mentecatta: sono aperte le iscrizioni.
giovedì 20 ottobre 2016
Ma cosa hai fatto?!?!
Che fatica percepirsi...
Io ci ho messo del mio: dovevo fare qualcosa per me stessa e ho creato il cambiamento grande, veramente molto grande a quanto pare, anche se ancora non ne sono così convinta.
Avrei bisogno degli occhi di qualcuno a cui credo e di cui mi fido, perchè da sola vedersi è veramente dura.
Il cambiamento fisico deve diventare anche mentale, ed è paradossalmente la fatica più grande il superare la distorsione della realtà, o la troppa abitudine a vedere un certo tipo di realtà, per cominciare a capire quella nuova.
Però, poi, mi chiedo cosa autorizzi tutti, e ti giuro tutti, estranei o semplici conoscenti, gente con cui al massimo ho condiviso un saluto per strada o a volte neanche quello, a fermarmi, chiedermi, sommergermi di domande o, peggio ancora, pareri e spiegazioni (loro a me!) non richiesti.
Con tutto il rispetto e per il fatto che ancora riesco a sorridere ed a rispondere in modo gentile a tutti, per ora resisto, ma non so quanto potrò andare avanti.
Non si rendono conto di quanto sia difficile starli ad ascoltare, di quanto ti mettano a disagio e di quanto fastidio ti provochino. Non sanno quanto dolore aggiungono al dolore.
Cosa accidente ne sanno del perché l'ho fatto, di chi sono e di cosa mi passa per la testa? Cosa ne sanno della fatica a vedersi, ad accettarsi, che assurdamente appartiene all'adesso, ma non così tanto al prima?
Cosa accidente importa loro di me? Da quando?
Nessuno si ferma davanti a nulla.
E io, che già sono a terra di mio, devo lottare per non sprofondare.
Così, fanculo, ogni tanto qualche regalo me lo faccio anch'io....
Shopping is cheaper that a psychiatrist.
Il prossimo che mi rifila lo spiegone paga per tutti.
Io ci ho messo del mio: dovevo fare qualcosa per me stessa e ho creato il cambiamento grande, veramente molto grande a quanto pare, anche se ancora non ne sono così convinta.
Avrei bisogno degli occhi di qualcuno a cui credo e di cui mi fido, perchè da sola vedersi è veramente dura.
Il cambiamento fisico deve diventare anche mentale, ed è paradossalmente la fatica più grande il superare la distorsione della realtà, o la troppa abitudine a vedere un certo tipo di realtà, per cominciare a capire quella nuova.
Però, poi, mi chiedo cosa autorizzi tutti, e ti giuro tutti, estranei o semplici conoscenti, gente con cui al massimo ho condiviso un saluto per strada o a volte neanche quello, a fermarmi, chiedermi, sommergermi di domande o, peggio ancora, pareri e spiegazioni (loro a me!) non richiesti.
Con tutto il rispetto e per il fatto che ancora riesco a sorridere ed a rispondere in modo gentile a tutti, per ora resisto, ma non so quanto potrò andare avanti.
Non si rendono conto di quanto sia difficile starli ad ascoltare, di quanto ti mettano a disagio e di quanto fastidio ti provochino. Non sanno quanto dolore aggiungono al dolore.
Cosa accidente ne sanno del perché l'ho fatto, di chi sono e di cosa mi passa per la testa? Cosa ne sanno della fatica a vedersi, ad accettarsi, che assurdamente appartiene all'adesso, ma non così tanto al prima?
Cosa accidente importa loro di me? Da quando?
Nessuno si ferma davanti a nulla.
E io, che già sono a terra di mio, devo lottare per non sprofondare.
Così, fanculo, ogni tanto qualche regalo me lo faccio anch'io....
Shopping is cheaper that a psychiatrist.
Il prossimo che mi rifila lo spiegone paga per tutti.
lunedì 17 ottobre 2016
Ma io sono un contrattempo?
Eh....niente....
Come ci si toglie la sensazione di essere stati buttati via?
Di nuovo....
Come ci si toglie la sensazione di essere stati buttati via?
Di nuovo....
mercoledì 18 maggio 2016
Guadagnati le scuse
Ho scoperto che, se tu aspetti un pacco da un corriere, non è detto che tu lo riceva all'indirizzo che hai richiesto. Può tranquillamente accadere che nell'esito della consegna tu veda scritto un nome sconosciuto e, se telefoni al servizio clienti del corriere, ti senta rispondere che il pacco è stato consegnato ad una signora che dice di conoscerti, ma il cui nome per te è un mistero.
Ma che vuoi che sia? Prenditi il numero di cellulare della signora, così la chiami e ti metti d'accordo su dove andare a ritirare il tuo pacco! Se ti rifiuti con decisione, sostenendo che l'autista che ha fatto il danno è tenuto a ripararlo, cominci già a passare un po' dalla parte del torto.
A quel punto, soprattutto dopo che la signora che ha ritirato al posto tuo ti racconta di aver incontrato il corriere a sette chilometri da casa tua e di aver ceduto alla sua insistenza di prendere anche altri pacchi di persone conosciute, tu apri una bella pratica di reclamo.
È lì che comincia il bello: ricordati che sì, l'autista ha sbagliato, per carità, ma che il vero errore grave è stato della signora che ha accettato il pacco. Così il front-desk della filiale di zona della ditta di spedizioni ti assicura di averla contattata per diffidarla dall'accettare pacchi di altre persone.
Nel frattempo ti chiama tuo fratello per dirti che anche un suo pacco è stato consegnato ad un nome mai sentito e che ha dovuto passare il pomeriggio a rincorrere questo signore da un posto all'altro, ma che vuoi che sia?!
Tu cominci ad arrabbiarti ed a sentirti un filino presa in giro e allora, dopo tre telefonate e due e-mail in cui hai sentito e letto un sacco di idiozie, ma non hai ricevuto neppure l'ombra di una parola di scusa, scrivi per l'ennesima volta quello che è ovvio: l'autista ha, come sua abitudine, pare, tentato il solito colpaccio e non devono permettersi di recriminare alcunchè alla signora che ha ricevuto il pacco. La ditta di spedizioni ha sbagliato ed è vergognoso ciò che sta accadendo. Non sia mai! Adesso quella che ha completamente torto sei tu e ti permetti ancora di parlare e la simpaticona del servizio clienti, invece di scusarsi, ti aggredisce verbalmente!
Questo accadeva la settimana scorsa: ho concluso informando la ditta da cui aspettavo il pacco di quanto accaduto e il referente, gentilissimo, ha fatto a sua volta reclamo.
Temo che dire al servizio clienti che in futuro mi guarderò bene dall'ordinare da siti che usino loro come ditta di spedizioni non basti, ma mi conosco e così sarà.
E comunque nessuno si è veramente scusato.
Ma che vuoi che sia? Prenditi il numero di cellulare della signora, così la chiami e ti metti d'accordo su dove andare a ritirare il tuo pacco! Se ti rifiuti con decisione, sostenendo che l'autista che ha fatto il danno è tenuto a ripararlo, cominci già a passare un po' dalla parte del torto.
A quel punto, soprattutto dopo che la signora che ha ritirato al posto tuo ti racconta di aver incontrato il corriere a sette chilometri da casa tua e di aver ceduto alla sua insistenza di prendere anche altri pacchi di persone conosciute, tu apri una bella pratica di reclamo.
È lì che comincia il bello: ricordati che sì, l'autista ha sbagliato, per carità, ma che il vero errore grave è stato della signora che ha accettato il pacco. Così il front-desk della filiale di zona della ditta di spedizioni ti assicura di averla contattata per diffidarla dall'accettare pacchi di altre persone.
Nel frattempo ti chiama tuo fratello per dirti che anche un suo pacco è stato consegnato ad un nome mai sentito e che ha dovuto passare il pomeriggio a rincorrere questo signore da un posto all'altro, ma che vuoi che sia?!
Tu cominci ad arrabbiarti ed a sentirti un filino presa in giro e allora, dopo tre telefonate e due e-mail in cui hai sentito e letto un sacco di idiozie, ma non hai ricevuto neppure l'ombra di una parola di scusa, scrivi per l'ennesima volta quello che è ovvio: l'autista ha, come sua abitudine, pare, tentato il solito colpaccio e non devono permettersi di recriminare alcunchè alla signora che ha ricevuto il pacco. La ditta di spedizioni ha sbagliato ed è vergognoso ciò che sta accadendo. Non sia mai! Adesso quella che ha completamente torto sei tu e ti permetti ancora di parlare e la simpaticona del servizio clienti, invece di scusarsi, ti aggredisce verbalmente!
Questo accadeva la settimana scorsa: ho concluso informando la ditta da cui aspettavo il pacco di quanto accaduto e il referente, gentilissimo, ha fatto a sua volta reclamo.
Temo che dire al servizio clienti che in futuro mi guarderò bene dall'ordinare da siti che usino loro come ditta di spedizioni non basti, ma mi conosco e così sarà.
E comunque nessuno si è veramente scusato.
sabato 2 aprile 2016
Un sabato qualunque
La dura lotta del sabato pomeriggio tra quaderni e verifiche da correggere e la mia aggressivissima bici lilla finisce sulla ciclabile, ovviamente!
Pedala e pedala, chi ti trovo a passeggiare?
Ebbene sì, due colleghe, una dell'infanzia ed una della primaria, due spremutone di neuroni senza pari.
Ricordando le più banali regole della buona creanza, mi fermo a chiacchierare.
Dopo la carrellata di argomenti di routine, il caldo, il tempo, l'aria, l'acqua, si passa a parlare di scuola. La mia capacità di sopportare il loro berciare si esaurisce in un nanosecondo.
In un estremo tentativo di liquidarle, io: "Sarebbe stato un peccato restare a casa con una giornata così, ma ora scappo, perchè ho un pacco di verifiche e un pacco di quaderni da correggere, così mi libero per domani che dovrò programmare."
Una delle due geniali: "Eh, beata te che non hai figli e puoi startene in giro!".
No, ma ho appena detto che vado a casa a lavorare...e poi voi cosa state facendo, di grazia?
L'altra, per la cronaca due figli quasi trentenni: "Eh ma noi alla primaria...eh sì...abbiamo molto da fare a casa, io piuttosto correggo di notte, ma il week end mi rifiuto di lavorare!".
Io: "No, io la sera non riesco a lavorare, sono troppo stanca e non rendo...devo per forza usare i week end se voglio restare in pari, soprattutto quando in settimana ho riunioni o corsi d'aggiornamento",
"Eh beh sì, si vede che non hai altro da fare! D'altronde non hai figli!"
"È vero, però ho una vita! Buona passeggiata!"
Ora, io mi chiedo...ma è possibile permettersi di essere così gretti nei confronti degli altri?
Non sanno chi sono, cosa faccio o da dove vengo, però si permettono di spiegarmi il perchè.
Pratico yoga due sere alla settimana? Eh certo, non hai nient'altro da fare.
Mi iscrivo ai corsi di aggiornamento? Eh certo, non hai famiglia.
Mi piace pensare che nell'avere famiglia abbiano trovato un alibi per giustificare il loro fannullismo e
la loro incapacità, piuttosto che pensare di essere io sbagliata, anche perchè conosco fior di insegnanti che hanno figli e famiglia, ma sono attivissime nel lavoro.
Qui mi trovo davanti a gente che non apre un libro di pedagogia da quando la Montessori era ancora in vita. Se racconto quanto programmo e quanto studio, vengo guardata come un ufo...eh ma tanto non ho figli...
Vedo un numero enorme di colleghe che vive copiando anno dopo anno quaderni di colleghe o di annate precedenti, senza ritegno, e io ancora mi sconvolgo di veder girare quaderni del '91-'92.
A nessuno importa nulla di didattica, a quanto pare, ma questo sarebbe un, lunghissimo, capitolo a parte. L'importante è fare il meno possibile e dare la colpa all'aria, all'acqua e ai figli per la propria ignoranza.
Altro che aggiornamento: conosco una che con il bonus di 500 euro è corsa a comprarsi il computer "piccolino, così mi sta in cucina e posso scaricare le ricette del bimby"...giuro...
Vado a correggere.
Pedala e pedala, chi ti trovo a passeggiare?
Ebbene sì, due colleghe, una dell'infanzia ed una della primaria, due spremutone di neuroni senza pari.
Ricordando le più banali regole della buona creanza, mi fermo a chiacchierare.
Dopo la carrellata di argomenti di routine, il caldo, il tempo, l'aria, l'acqua, si passa a parlare di scuola. La mia capacità di sopportare il loro berciare si esaurisce in un nanosecondo.
In un estremo tentativo di liquidarle, io: "Sarebbe stato un peccato restare a casa con una giornata così, ma ora scappo, perchè ho un pacco di verifiche e un pacco di quaderni da correggere, così mi libero per domani che dovrò programmare."
Una delle due geniali: "Eh, beata te che non hai figli e puoi startene in giro!".
No, ma ho appena detto che vado a casa a lavorare...e poi voi cosa state facendo, di grazia?
L'altra, per la cronaca due figli quasi trentenni: "Eh ma noi alla primaria...eh sì...abbiamo molto da fare a casa, io piuttosto correggo di notte, ma il week end mi rifiuto di lavorare!".
Io: "No, io la sera non riesco a lavorare, sono troppo stanca e non rendo...devo per forza usare i week end se voglio restare in pari, soprattutto quando in settimana ho riunioni o corsi d'aggiornamento",
"Eh beh sì, si vede che non hai altro da fare! D'altronde non hai figli!"
"È vero, però ho una vita! Buona passeggiata!"
Ora, io mi chiedo...ma è possibile permettersi di essere così gretti nei confronti degli altri?
Non sanno chi sono, cosa faccio o da dove vengo, però si permettono di spiegarmi il perchè.
Pratico yoga due sere alla settimana? Eh certo, non hai nient'altro da fare.
Mi iscrivo ai corsi di aggiornamento? Eh certo, non hai famiglia.
Mi piace pensare che nell'avere famiglia abbiano trovato un alibi per giustificare il loro fannullismo e
la loro incapacità, piuttosto che pensare di essere io sbagliata, anche perchè conosco fior di insegnanti che hanno figli e famiglia, ma sono attivissime nel lavoro.
Qui mi trovo davanti a gente che non apre un libro di pedagogia da quando la Montessori era ancora in vita. Se racconto quanto programmo e quanto studio, vengo guardata come un ufo...eh ma tanto non ho figli...
Vedo un numero enorme di colleghe che vive copiando anno dopo anno quaderni di colleghe o di annate precedenti, senza ritegno, e io ancora mi sconvolgo di veder girare quaderni del '91-'92.
A nessuno importa nulla di didattica, a quanto pare, ma questo sarebbe un, lunghissimo, capitolo a parte. L'importante è fare il meno possibile e dare la colpa all'aria, all'acqua e ai figli per la propria ignoranza.
Altro che aggiornamento: conosco una che con il bonus di 500 euro è corsa a comprarsi il computer "piccolino, così mi sta in cucina e posso scaricare le ricette del bimby"...giuro...
Vado a correggere.
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